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giovedì 6 febbraio 2020

Ethel & Ernest


Titolo originale: Ethel & Ernest
Nazione: UK
Anno: 2016
Genere: Drammatico, Animazione, Slice of life
Durata: 94'
Regia: Roger Mainwood
Soggetto: Raymond Briggs

Trama:
Ethel è una cameriera che aspira a migliorare la sua condizione quando si innamora del lattaio Ernest e lo sposa, mettendo poi alla luce il piccolo Raymond. I tre vivono nella Londra degli anni Quaranta nel periodo in cui i bombardamenti tedeschi seminano il terrore in città. Mentre Raymond viene mandato al sicuro in campagna, Ethel ed Ernest cercano nella vita di tutti i giorni di fare fronte alla guerra e...

Commenti e recensione:
Ethel & Ernest è un film definito "drammatico" ma questo è vero solo nel senso più antico del termine, quando stava ad indicare genericamente "storia" (ed infatti, i tre generi classici -tragedia, commedia e satira- erano tutti sottogruppi del drama). Non c'è "drammaticità" in senso moderno (e sicuramente non c'è "tragedia"!) in questo splendido capolavoro, solo le piccole e grandi cose della vita; ed è proprio per sottolineare questo concetto che preferisco usare il più nuovo termine Slice of life, magari già presente fin dall'Ottocento ma noto, alla nostra generazione, per l'uso raffinato e spesso poetico che ne hanno fatto gli autori giapponesi, con le loro tenui storie di normalità. Storie di vita quotidiana, come ce ne sono a milioni. (Stra)ordinarie.
Raymond Briggs ha confezionato un’opera intima e preziosa che ha giustamente scalato tutti i vertici editoriali britannici e, grazie alla bravura di Roger Mainwood che l'ha traslata su pellicola, ne ha fatto un film strabiliante che tocca nel profondo per la sua purezza, sincerità e dolcezza solo narrando di due persone meravigliosamente ordinarie, i suoi genitori. Londra è guardata dalla finestra di una casa in periferia, l’occhio non si sposta mai per un secondo dal microcosmo familiare, l’affiatamento ed il legame sono illustrati e narrati con emozione ed è molto toccante osservare come la vita sociale e politica di una generazione che ha vissuto tutto il novecento venga assorbita e commentata da una coppia che, dopo anni di matrimonio e amore, sa ancora stupirsi ed apprezzare ogni piccolo gesto. Di Raymond Briggs, e della sua deliziosa grafica dal tratto eloquente ed i colori che rendono perfettamente i toni agrodolci della narrazione, ricorderete forse il bellissimo Quando soffia il vento, animato da Murakami nell'86. Come quello, anche Ethel & Ernest è per un pubblico adulto ma è sempre toccante e straordinario al contempo. Le piccole e grandi preoccupazioni e gioie sbocciano su un fertile supporto di linee e colori, di suggestioni che scaturiscono da un tratto sfocato, da un contorno appena abbozzato. Della rispettosa messa in scena dell’opera di Briggs (uno sforzo artistico ed economico che lascerà un segno nella storia dell’animazione inglese) resteranno senza dubbio i fondali accurati e minuziosi, i colori pastello, questa sorta di solare e vivace realismo da illustratore/paesaggista, ma anche i tratti tremolanti che catturano la vecchiaia malandata di Ethel e di Ernest, quella velata, pudica e pietosa trasparenza che suggerisce il dolore e la morte senza enfatiche sottolineature, in un contrasto grafico/estetico commovente, straziante ed illuminante. Ancora una volta, l’animazione di qualità si dimostra uno straordinario strumento di rappresentazione, idealmente privo di limiti e confini.
Ethel & Ernest è un inno alla tenerezza, arte viva, pura e, senza ombra di dubbio, una vera magia per gli occhi ed il cuore; da vedere assolutamente! :D


Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA
File Name: Ethel & Ernest.mkv
Codec ID: V_MPEG4/ISO/AVC
Resolution: [ Width: 720 Height: 400]
DRF medio: 18.995894
Deviazione standard: 4.291270
Frame Rate: 25 fps
Durata: 01:30:56 (5456.08 s)
Bitrate: 1069.851443 kbps
File size: 1.269.969 KB
Subtitles: ITA+ENG

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martedì 15 ottobre 2019

La banda Baader Meinhof


Titolo originale: Der Baader Meinhof Komplex
Nazione: GER
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 149'
Regia: Uli Edel
Cast: Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Johanna Wokalek

Trama:
Negli anni Settanta Ulrike Meinhof, giornalista borghese e progressista, si unisce al gruppo armato guidato da Andreas Baader per protestare contro la guerra in Vietnam e l'imperialismo, sostenuto dalle istituzioni tedesche nelle quali ancora agiscono uomini dal passato nazista. L'uomo che più li comprese fu anche il loro più irriducibile cacciatore: Horst Herald il capo delle forze di polizia, che...

Commenti e recensione:
È stato definito dalla critica "un lavoro imperfetto" ma La banda Baader Meinhof è un film di grande complessità. Riesce a tenere un buon ritmo per tutta la sua lunga durata (quasi due ore e mezza), coinvolge nel modo giusto e fa riflettere sul rapporto tra i personaggi in scena ed il contesto storico di riferimento. Concitato e profondo, nonostante qualche ridondanza, il film ha dalla sua, oltre ad una colonna sonora notevole e scene d’azione da cardiopalma, una confezione davvero accurata. Il cast stellare teutonico (e dintorni), in notevole forma, propone gli attori più sulla ribalta al momento, scelti e ritoccati così bene da somigliare veramente ai personaggi originali. In particolare meritano una menzione i due protagonisti, Moritz Bleibtreu, che interpreta il carismatico, folle Andreas Baader e, soprattutto, la grandissima Martina Gedeck (Ulrike Meinhof) in evidente stato di grazia.
Il film non vuole instillare morali e, pur nella sua complessità di cronistoria, spesso offre ricche introspezioni nelle ragioni, sogni e frustrazioni di una generazione. La ricostruzione storica, ma soprattutto l’attenzione alla ricostruzione delle azioni della banda, risuonano di un realismo oculato e mai palesemente di parte. Il regista la chiama Drammaturgia a pezzi, un racconto che non esalta gli eroi ma descrive le azioni, dei terroristi quanto dello Stato. Ci riesce anche evitando esaltazioni stilistiche, quali dolly o particolari movimenti di macchina, è infatti la macchina a mano a regnare sovrana, quella "camera-stylo" che trascrive il fatto, la cronaca, e fa rivivere allo spettatore la violenza di una manifestazione bagnata di sangue dalla polizia, una fuga ad un posto di blocco o la vita quotidiana della clandestinità.
La banda Baader Meinhof osa raccontare, col maggior rigore possibile, una storia in Germania scomoda ancora oggi, dopo tanti anni, ed è stato infatti accolto da mille polemiche. Perché in qualche modo, ne escono tutti male: dai membri della Raf, che sembrano quasi farneticanti e confusi ideologicamente, ai militari, al sistema giudiziario ed ai politici. L’unico che si salva è, forse, il superpoliziotto interpretato da Bruno Ganz, evidentemente troppo vecchio per fare il terrorista e, qui, perfettamente nella parte. Ne uscirebbe male anche l'ex DDR, per il suo coninvolgimento in tutti quei fatti, ma il suo ruolo non viene quasi mai accennato. Peccato.
Tuttavia, a parte queste omissioni, il film di Edel resta un’opera onesta che ha il merito di offrire una contestualizzazione storica alla formazione della Raf, mostrando, tra l’altro, come l’organizzazione armata godesse di un ampissimo strato di simpatizzanti, soprattutto tra i giovani. La banda, infatti, raggiunse picchi tali di popolarità che fecero tremare i vertici di tutte le polizie segrete occidentali perché, secondo le stime, un tedesco (dell'Ovest, ovviamente) su quattro sotto i 30 anni tifava per i terroristi! Certo, il fatto che al governo ci fosse il Cancelliere Kurt Kiesinger, che fino al 1945 era stato membro del partito nazista (dove rappresentava il collegamento tra il ministero della Propaganda e quello degli Esteri, mica cotiche) non aiutava per niente. Inoltre, molti giovani non avevano mai perdonato ai propri genitori di essere rimasti indifferenti, quando non addirittura di avere contribuito materialmente, all’ascesa di Hitler. E non dimentichiamo che i regimi di Salazar in Portogallo, Franco in Spagna ed i colonnelli in Grecia continuavano a mietere vittime e non c'erano certezze che il fenomeno non si estendesse nel resto dell'Europa. Che in tanti, nella Bundesrepublik Deutschland, fossero sensibili alle idee della Raf non deve proprio stupire ma, evidentemente, ancora oggi per tanti è difficile parlarne. Un applauso quindi a Uli Edel, il regista caparbio che ha osato addirittura "invadere" il campo che, fino ad allora, era tutto di proprietà della von Trotta!
Meritatamente candidato al premio Oscar come miglior film straniero, va visto con molta attenzione ed assolutamente mostrato (e spiegato!) alle nuove generazioni che, di quel periodo, o non sanno nulla o, ed è pure peggio, ne hanno un'idea totalmente imprecisa.


Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA+GER
File Name: La banda Baader Meinhof.mkv
Codec ID: V_MPEG4/ISO/AVC
Resolution: [ Width: 720 Height: 384]
DRF medio: 21.108027
Deviazione standard: 4.195682
Frame Rate: 25 fps
Durata: 02:23:34 (8614.08 s)
Bitrate: 1451.468863 kbps
File size: 1.999.485 KB
Subtitles: ITA+GER

Screenshots:









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martedì 18 luglio 2017

The Elephant Man


Titolo originale: The Elephant Man
Nazione: GB
Anno: 1980
Genere: Drammatico
Durata: 125'
Regia: David Lynch
Cast: Anne Bancroft, John Hurt, Anthony Hopkins, John Gielgud

Trama:
A causa di una malattia molto rara che gli ha dato sembianze mostruose, il giovane John Merrick viene esposto come "uomo elefante" nel baraccone di Bytes, un alcolizzato che campa sfruttando la sua mostruosità e lo tratta come una bestia. È qui che Merrick viene scoperto dal dottor Frederick Treves, un chirurgo del London Hospital che convince Bytes a cederglielo per qualche tempo in modo da poterlo studiare e curare. Portato in ospedale e presentato a un congresso di scienziati, John si rivela ben presto agli occhi di Treves come un uomo di intelligenza superiore e di animo raffinato e sensibile ma...

Commenti:
Dopo l’esordio con il visionario Eraserhead, divenuto in breve tempo un cult del circuito underground, David Lynch sforna nel 1980 The Elephant Man, probabilmente la sua opera più riuscita e toccante, che riesce a mettere d’accordo anche i detrattori più accaniti del regista. Le sequenze oniriche e inquietanti sulle quali baserà gran parte delle sue opere successive sono qui ridotte ai minimi termini, lasciando spazio al commovente e poetico racconto della vera storia di Joseph Merrick, un uomo inglese vissuto durante l’era vittoriana e affetto dalla Sindrome di Proteo. Il ruolo del protagonista fu affidato a John Hurt, reduce dal successo di Alien, che appena un anno prima lo vide protagonista delle celeberrima sequenza del “parto” dell’alieno. Per interpretare la parte di Joseph Merrick, certamente la più importante della sua memorabile carriera, l’attore britannico fu costretto a subire estenuanti sedute di diverse ore per l’applicazione e la rimozione del trucco, al punto da essere costretto a lavorare solo a giorni alterni per preservare la propria salute. Ad affiancare John Hurt nei ruoli più importanti furono chiamati Anthony Hopkins, ancora agli inizi della propria carriera, e Anne Bancroft, in precedenza già premio Oscar per Anna dei miracoli e soprattutto indimenticabile Mrs. Robinson ne Il laureato. La triste e malinconica parabola di The Elephant Man commuove e ci fa riflettere su quanto sia potente la minaccia portata dai pregiudizi e dall’ignoranza. “Gli uomini hanno paura di ciò che non capiscono“, disse lo stesso Merrick più di un secolo fa, ma ancora oggi ci troviamo ogni giorno di fronte a soprusi, cattiverie e violenze scaturite da caratteristiche fisiche o caratteriali che alcune persone misere non riescono ad accettare. The Elephant Man è quindi un film che mantiene inalterata la propria forza e che potrebbe tranquillamente essere ambientato e prodotto ai giorni nostri senza vedere minimamente intaccata la propria credibilità. David Lynch non indora la pillola, mostrando tutta la crudeltà e l’ipocrisia a cui possono arrivare le persone verso ciò che è diverso dal loro piccolo e ottuso mondo. Dal punto di vista tecnico, Lynch si affida a un bianco e nero che ha la duplice funzione di trasportarci idealmente in piena età vittoriana e di farci assaporare tutta la mestizia che traspare in ogni momento della pellicola. Cast perfetto in ogni sua componente, dal tormentato John Hurt al combattivo e addolorato Anthony Hopkins, passando per una Anne Bancroft più dolce che mai. Trucchi, scenografie e costumi sono curati alla perfezione, dando modo al regista di sfruttare tutta la sua maestria dietro alla macchina da presa. La toccante colonna sonora di John Morris completa un capolavoro senza tempo, davanti al quale anche per i più duri è difficile non sciogliersi in lacrime almeno una volta. Candidato a otto premi Oscar, questa pellicola scandalosamente non ne vinse nessuno, mentre Gente comune di Robert Redford ne portò a casa ben sei; mah. A mio avviso, quando si incontra un capolavoro, bisogna definirlo tale. Poi possiamo giocare a fare i critici algidi che cercano di demolire tutto affinché dalla distruzione si possa vivere un egocentrico momento di celebrità. Oppure si può essere onesti e dire serenamente, convintamente, che The Elephant Man è uno dei capolavori della cinematografia mondiale! :D



Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA+ENG
File Name: The Elephant Man.mkv
Codec ID: V_MPEG4/ISO/AVC
Resolution: [ Width: 720 Height: 320]
DRF medio: 20.409640
Deviazione standard: 3.504961
Frame Rate: 25 fps
Durata: 01:58:05 (7085.04 s)
Bitrate: 1799.645206 kbps
File size: 1.892.901 KB
Subtitles: ITA+ENG

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martedì 20 dicembre 2016

Per amore solo per amore




Titolo originale: Per amore solo per amore
Nazione: Italia
Anno: 1993
Genere: Commedia
Durata: 110'
Regia: Giovanni Veronesim
Cast: Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Stefania Sandrelli, Penelope Cruz, Valeria Sabel

Trama:
In Palestina, un paio di millenni fa, Giuseppe è un uomo diverso dagli altri, ha in mente di visitare le città del mondo, Atene, Sparta, Damasco, Roma; vuole invecchiare camminando, vuole amare le donne. Si è fatto un'esperienza di vita nelle sue peregrinazioni con l'amico (muto) Socrate e ha deciso che il matrimonio non fa per lui. Non ha fatto i conti con la determinazione della giovane Maria, dal carattere solido, caparbio, sicuro, che si è invaghita di lui e...

Commenti:
Film molto natalizio, venne trasmesso regolarmente sulle reti Mediaset per diversi anni... prima che le feroci critiche teocon riuscissero ad affossarlo definitivamente. Invece "Per amore" va assolutamente rivalutato. Con una regia delicatissima e una storia (da un libro di Festa Campanile) che si srotola fluida, accompagnata, qua e là, dalla splendida voce fuori campo di Haber e dalla musica suadente di Nicola Piovani, è probabilmente il film più equilibrato e maturo di Giovanni Veronesi, che si è fatto assistere in sede di sceneggiatura dall’esperto Ugo Chiti, strizzando l’occhio a Monicelli e a Magni. Forse l'unico punto debole del film è la Sandrelli che, come spesso accade, riesce a recitare solo la parte di se' stessa (e, francamente, non si nota nessuna differenza tra la vedova di Nazareth e la farmacista del Maresciallo Rocca) ma ha un ruolo così marginale da non causare alcun danno. In compenso, se Diego Abatantuono si approccia al personaggio con dignità e rispetto, fornendone un bellissimo ritratto sfaccettato e completo, è Alessandro Haber, spalla memorabile, a fare di questo film un gioiello! Le ultime scene, di "Re Giuseppe" omaggiato da Socrates, con Maria e Gesù lontani e sfocati sullo sfondo, e la morte di Giuseppe con una corona di legno, meno dolorosa, ma solo fisicamente, di quella destinata a venire, meritano a mio (apparentemente isolato) avviso, un posto nell'album delle scene memorabili del cinema italiano. :D









*******************************************

Dedico questo post alla nuova avventura di
che abbiamo seguito con grande interesse ai tempi del suo blog di ebook.
Buona fortuna, amico mio!!! :D

Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA
File Name: Per amore, solo per amore.mkv
Codec ID: V_MPEG4/ISO/AVC
Resolution: [ Width: 720 Height: 384]
DRF medio: 18.885498
Deviazione standard: 4.144019
Frame Rate: 25 fps
Durata: 01:44:45 (6285 s)
Bitrate: 1696.011949 kbps
File size: 1.476.226 KB
Subtitles: No

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lunedì 19 gennaio 2015

Anna and the King


Titolo originale: Anna and the King
Nazione: USA
Anno: 1999
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 148'
Regia: Andy Tennant
Cast: Jodie Foster, Chow Yun-Fat, Bai Ling, Anne Firbank, Tom Felton

audio/video: 10

Trama:
Nel 1862 Anna Leonowens, insegnante inglese da poco vedova, arriva nel Siam insieme al figlio adolescente. A Bangkok ha accettato di fare da precettrice ai 58 figli di re Mongkut, alla moglie ufficiale, alle concubine. Anna sa ben poco del sovrano siamese tranne che il suo popolo lo venera come un dio. Essere ammessi alla sua presenza e rivolgergli la parola sono azioni sottoposte ad una ritualità rigida e immutabile. Convinta dell'arretratezza di quel modo barbaro di vivere, Anna vuole mettere in campo la propria superiorità, fino a quando non si rende conto che anche il re la ricambia con le stesse sensazioni...

Commenti
Girato in Malesia (il governo tailandese non ha concesso alla produzione di girare entro i confini) il film è tratto da una storia vera ed è stato fatto con dovizia di particolari. Straordinarie le ricostruzioni degli ambienti come il palazzo reale di Bangkok grazie alla scenografa premio Oscar Luciana Arrighi, ma fantastici anche i costumi creati dalla costumista, anch'essa premio Oscar, Jenny Beavan. Un film costruito sulle parole e sulle immagini, oltre che sull'interpretazione dei due protagonisti. Che probabilmente forgiano l'anima dell'opera nel suo complesso. Non sarà privo di difetti (alcuni evidenziano un'eccessiva durata), ma la sua integrità merita di essere riconosciuta e premiata. :D

Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA+ENG
File Name: Anna and the King.mkv
Codec ID: H.264/MPEG-4
Resolution: [ Width: 720 Height: 308]
DRF medio: 24.765963
Deviazione standard: 2.940480
Frame Rate: 25 fps
Durata: 02:22:05 (8525 s)
Bitrate: 1001.706025 kbps
File size: 1.846.832 KB
Subtitles: ITA+ENG

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mercoledì 31 dicembre 2014

Si alza il vento






Titolo originale: Kaze Tachinu (風立ちぬ)
Nazione: JAP
Anno: 2013
Genere: Animazione, Drammatico, Biografico
Durata: 126'
Regia: Hayao Miyazaki
audio/video: 10

Trama:
Jiro Horikoshi è un ragazzo con la passione degli aeroplani che nelle sue proiezioni oniriche incontra il proprio idolo, il grande ingeniere aeronautico italiano conte Caproni, a cui confida di voler diventare anch'egli progettista. Durante l'università assisterà al terribile terremoto del '22 (scena che entrerà di sicuro negli annali del cinema!) e poi troverà lavoro alla Mitsubishi. Studiando la più avanzata tecnologia tedesca cercherà di mettere a punto qualcosa di ancora più innovativo, in grado non solo di colmare il gap che separa il Giappone dagli altri paesi ma anche di superarli. È in questo contesto che incontrerà l'amore della sua vita, la donna che lo accompagnerà nel processo creativo.

Commenti
C'è un'evidente identificazione tra il progettista di aerei e il disegnatore, il creatore di macchine e il creatore di sogni, un binomio che in Miyazaki, figlio di un ingegnere aereo, è particolarmente forte (quante volte nei suoi cartoni abbiamo visto meccanismi o veicoli volanti da lui inventati) e che trova momenti di rara bellezza nel sogno di Jiro e del conte Caproni (avendo le stesse aspirazioni i due si incontrano sempre nei medesimi sogni) ma forse anche dell'autore, di poter camminare liberamente sugli aerei mentre sono in volo. Jiro Horikoshi, è probabilmente il miglior personaggio maschile mai scritto dal regista e, non a caso appare come un alter ego di Miyazaki (a doppiarlo in originale è il suo altro gemello, Hideaki Anno), amante del volo ma schifato dalla guerra, sostenitore del fatto che gli aerei non debbano avere mitragliatrici ma autore dei modelli poi affidati ai kamikaze, un uomo che sogna un bombardiere caricato con famiglie invece che armi.
Eppure è nella seconda parte che il film scivola dolcemente nel melò e dove il maestro dà il meglio, con una storia d'amore lieve e commovente come suo solito ma anche più matura che in passato. Miyazaki torna a descrivere le emozioni più elevate, a raccontare lo splendore di essere vivi in questo pianeta, unito all'esigenza di continuare a vivere nonostante tutto, utilizzando uno stile che rifiuta il tratto grosso e si ostina a dimostrare come si possano toccare le corde più profonde e stimolare gli stordimenti emotivi più vertiginosi attraverso lo stile più delicato e sottile possibile.
Il testamento artistico di Miyazaki, che per la sesta e (pare) ultima volta ha annunciato il suo ritiro ç_ç, è la catarsi irrisolta, autobiografica e trasudante umanità di un pacifista che ammira la bellezza degli aerei da guerra, di un privilegiato che, al contrario di quasi tutti i suoi concittadini, non ha vissuto gli stenti della guerra. Si alza il vento è il modo più doloroso per dire addio a un genio che sceglie la pensione ma, come insegna il film, «dobbiamo provare a vivere». O forse la vera risposta viene proprio dalla bellissima Nahoko: "vivere è una cosa bellissima".
Grazie Miyazaki Sensei!



AUGURO A TUTTI UN
FELICISSIMO 2015!!!


Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA+JAP
File Name: Si alza il vento.mkv
Codec ID: H.264/MPEG-4
Resolution: [ Width: 720 Height: 384]
DRF medio: 18.368722
Deviazione standard: 3.700753
Frame Rate: 25 fps
Durata: 02:01:18 (7277.88 s)
Bitrate: 1198.194352 kbps
File size: 1.412.444 KB
Subtitles: ITA

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DVD Cover: compresa nel file
OST (Original Sound Track): compresa nella cartella
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